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Cannabis legale, clickbait e confusione

Di ieri la sentenza della Corte di Cassazione che proibisce, secondo molti, la vendita di cannabis legale. Perchè non è così e perchè tutti ci marciano sopra.

Il contesto

La decisione della Corte di Cassazione arriva in un momento nel quale la cannabis light è stata a lungo al centro dell’attenzione. In particolare Matteo Salvini ha avviato una vera e propria battaglia sull’argomento a Otto e Mezzo, sostenendo che non esistano droghe depotenziate. Tutto ciò in barba al parere degli esperti, i quali sostengono che per ottenere l’effetto stupefacente di un normale spinello occorrerebbero 18 grammi di cannabis light, una quantità incredibile. Ma analizziamo gli aspetti meno politici e più seri riguardo la questione.

La decisione

La sentenza riguarda la legge 242/2016 che consentiva la coltivazione di piante agricole derivate dalla canapa. In merito la Cassazione si era già espressa 4 mesi fa, ma l’esito fu completamente diverso.
Precisamente la sentenza riguarda la vendita di foglie, resina, olio e fiori della cannabis che la legge non regolava in precedenza. La vendita di cannabis legale non è dunque proibita, i negozi rimarranno aperti, ad essere proibita è la vendita dei prodotti di cui sopra.

Consegue pratiche e vittorie di Pirro

Fortunatamente dunque, gli oltre mille negozi aperti da due anni a questa parte rimarranno in piedi perchè la Cassazione specifica che non è proibita la vendita di prodotti “senza efficacia drogante”. La canapa industriale è sotto ai livelli di THC necessari per definire la sostanza drogante.

I problemi nascono altrove.
Salvini esulta su Twitter: “Contro ogni droga” e i giornali creano allarmismi tramite titoli fuorvianti, ne viene fuori che l’opinione pubblica demonizza quel migliaio di persone che hanno provato a fare impresa in Italia tramite un business nuovo. Da questa vicenda nessuno ne esce vincitore, o almeno, nessuno che sia realmente interessato alla vicenda. Salvini, Adinolfi, Giovanardi & Co. potranno esultare per la loro vittoria politica, per qualche consenso in più da chi non ha voluto approfondire, non è voluto andare fino in fondo all’articolo, ma chi vince, alla fine, è la confusione.