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Giovanni Spadolini: il volto del Partito Repubblicano

Un’ analisi di una figura che per vent’anni si è manifestata all’opinione pubblica italiana

Lo Spadolini giornalista, storico, accademico

Giovanni Spadolini nacque a Firenze nel 1925; di estrazione borghese, suo padre, Guido Spadolini fu un pittore macchiaiolo.

Crebbe leggendo libri nella biblioteca famigliare, dove sviluppò il suo credo laico, liberal democratico, repubblicano

Brillante fin dal periodo liceale, si laureò in giurisprudenza all’Università degli studi di Firenze. 

Nel secondo dopo guerra, a ventidue anni, collaborò con il Messaggero diretto allora da Mario Missiroli. Scrisse per il “Mondo” e per il “Borghese”, abbandonando di lì a poco il lavoro per il secondo.

Missiroli, passato alla guida del “Corriere della sera”, chiamò nel ‘53 Spadolini a Milano per scrivere per la testata. Egli divenne quindi editorialista di tale giornale. Nel 1968 successe a Russo divenendone direttore fino al licenziamento nel 1972.  

Dal ’55 al ’68 fu direttore del “Resto del Carlino”, giornale simbolo di Bologna.

A soli 25 anni insegnò alla facoltà di scienze politiche dell’Università di Firenze, ottenendo nel ’61 la prima cattedra italiana di Storia Contemporanea

Tutta la sua vita fu segnata dalla dedizione nella scrittura di saggi trattanti la storia italiana tra Otto e Novecento . Abile studioso del Risorgimento Italiano, dobbiamo a lui opere come:

“Il ’48. Realtà e leggenda di una rivoluzione”, I radicali nell’Ottocento”.

Fu fino alla morte direttore del periodico di lettere, scienze ed arti “Nuova Antologia”, si sforzò a lungo per l’istituzione della Biblioteca del Senato della Repubblica, a lui intitolata.   

Entrata in politica 

Nel 1972 venne eletto senatore nelle liste del Partito Repubblicano Italiano (3,06% al Senato), che simboleggiava il legame con i suoi studi risorgimentali.

Fu parlamentare dalla sesta alla dodicesima legislatura, che coincide con l’anno della sua morte (1994). 

Egli paragonava l’Italia dell’epoca a quella di cent’anni prima, caratterizzata dal senso di “Risorgimento incompiuto”. Rigore morale ed apertura europea erano due componenti sempre presenti nelle digressioni Spadoliniane.

Durante questo periodo fu uno dei principali sostenitori dell’istituzione di un Ministero per i beni culturali ed ambientali. Ne fu il primo ministro durante il governo bicolore Moro IV (’74-’76).

Tale dicastero assunse funzioni che prima spettavano a quello della Pubblica Istruzione.  Spadolini si impegnò affinché venissero approvate norme contro il furto ed il danneggiamento di opere d’arte.

Il governo Andreotti V che durò poco meno di cinque mesi vedeva Spadolini alla Pubblica Istruzione.  

Nel 1979 assunse la segreteria del P.R.I., carica che vantò fino al 1987.

All’inizio degli anni ’80 il Governo Forlani (1980-1981) cadde a seguito dello scandalo della loggia massonica P2, perciò Pertini chiamò Spadolini al Quirinale per la formazione di un nuovo governo.

Governi Spadolini (’81-’82) (’82-’82)

Spadolini fu il primo presidente del consiglio laico e non democristiano, benché la maggioranza in entrambi i governi fosse democristiana.

Il pentapartito (D.C.,P.L.I.,P.R.I.,P.S.D.I.,P.S.I.) accompagnerà la politica italiana sino al secondo sistema partitico. Esso trovò la sua prima applicazione con il governo Spadolini I con l’esigenza di tenere ai margini i partiti d’opposizione ( il Partito Comunista Italiano su tutti), considerati estremisti e pericolosi per il sistema politico.

Sotto Spadolini venne varata la legge Spadolini-Anselmi per la soppressione delle società segrete, in pieno clima P2.

Simbolica la liberazione del generale americano James Lee Dozier nel 1982 sequestrato dalle Brigate Rosse. Dagli anni ’80 quest’ultime inizieranno ad eclissarsi progressivamente.

 Il primo governo Spadolini cadde in seguito del rigetto del parlamento della legge di bilancio.

Il secondo governo Spadolini durò 100 giorni a causa della cosiddetta “lite delle comari” tra I ministri Andreatta (D.C.) e Formica (P.S.I.)

Dal ministero della difesa a palazzo Madama

Le elezioni del 1983 furono segnate dall’effetto Spadolini, il P.R.I. ottenne il suo massimo storico, superando il 5% e diventando il terzo partito cittadino.

Ministro della difesa per quasi quattro anni nei due Governi Craxi, palesò la sua posizione atlantista in riferimento alla “crisi di Sigonella” contro quella filo-palestinese della linea Craxi-Andreotti. Lo scontro tra VAM, Arma dei Carabinieri e membri della Delta Force statunitense fu quanto di più vicino possibile.

Spadolini dopo l’87 non prese più parte ad alcuna compagine governativa.

In tale anno e fino al ’94 ricoprì la carica di presidente del Senato, cessando subito la sua attività di segretario di partito, in quanto considerava la presidenza di palazzo Madama: “un mandato super partes, di custode del regolamento, dei diritti della maggioranza e delle opposizioni”.

Si spense poco dopo a Roma.

Spadolini Uomo e Politico

Egli fu una figura che ha attraversato la politica italiana del ventesimo secolo. Era senza dubbio un uomo di cultura che tanto si impegnò affinché i valori laici e repubblicani risorgimentali non venissero conculcati.

Mentre il P.R.I. venne colpito da Tangentopoli egli ne uscì pulito rafforzando la sua immagine.

Con Spadolini iniziò anche l’esperienza del Pentapartito che impedì a forze espressione di un ampio bacino elettorale di entrare nel governo, relegandole ad una continua e perenne opposizione.

Il giudizio sullo Spadolini politico spetta pertanto a chi è a conoscenza di maggiori informazioni su di egli e difficilmente potrà essere totalmente avalutativo ed oggettivo in senso assoluto.