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Conte revoca l’incarico a Siri

Dopo settimane di dibattiti ed indecisioni sul da farsi circa il sottosegretario Siri, il presidente del consiglio ha sciolto ogni dubbio.
Conte revoca l’incarico a Siri, seguendo la linea di pensiero adottata dal movimento di appartenenza.

Motivi della decisione

Come sottolineato dallo stesso Conte, la decisione riflette pienamente il contenuto del contratto di governo.
Richiamando uno dei suoi punti, non è accettabile che un cittadino indagato per reati molto gravi possa far parte del governo.
Conte ha, inoltre, consultato il Consiglio dei Ministri, prima di esprimersi formalmente.
Il Cdm ha, infatti, confermato piena fiducia nell’operato del presidente, appoggiandone la decisione.
Il presidente sottolinea l’importanza della discussione interna al consiglio dei ministri.

“E’ stata una discussione molto franca e non banale, perché ho ritenuto questo un passaggio politico e non meramente burocratico”

L’impegno verso i cittadini

L’impegno nei confronti dei cittadini è il pilastro fondamentale attorno al quale l’operato di questo governo cerca di costruirsi.
Anche in questa occasione Conte ha sottolineato l’importanza di preservare la fiducia dei cittadini.
Conte revoca l’incarico a Siri prendendo in considerazione anche quest’ottica.
L’azione di governo potrà essere efficace, afferma Conte, solamente se il patrimonio di fiducia dei cittadini verrà conservato.
In caso contrario comincerebbe a diventare complicato definirsi “il governo del cambiamento”.

La reazione delle forze politiche

Se da un lato il Movimento 5 Stelle può festeggiare questa vittoria politica, l’alleato di governo non può che essere dell’umore contrario.
Si registra per il ministro degli interni, Matteo Salvini, la prima sconfitta politica dalla formazione del governo.
L’opinione sul caso del leader del Carroccio era ben nota da tempo.
La revoca dell’incarico al sottosegretario del suo partito non lo ha di certo fatto sorridere.
Sull’altro versante, Luigi Di Maio grida alla “vittoria degli italiani onesti”.
Ma quello che fa riflettere è un altro punto.
Il rispetto del contratto di governo e le dimissioni di un sottosegretario indagato per corruzione può veramente considerarsi una vittoria? Perché la prassi utilizzata in questa situazione risulta tanto particolare da dover definire il tutto “una vittoria degli onesti”.
Forse è tempo di ricordare che questo tipo di situazioni dovrebbero sempre essere risolte in questo modo, senza festeggiarne una vittoria intorno.
Il tutto garantendo, ad ogni modo, la presunzione di non colpevolezza ad Armando Siri, fino all’esito delle indagini.