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La Spagna ferma l’onda blu

Il PSOE vince le elezioni, ma non ha i numeri per governare.

”Abbiamo mandato un messaggio all’Europa e al resto del mondo. Si può vincere l’autoritarismo e l’involuzione”

Queste le parole di Pedro Sànchez, Primo Ministro Spagnolo uscente appena rieletto.
Risuonano come un monito per la sinistra in Europa e per tutti i partiti tradizionali. Per troppo tempo, infatti, questi sono rimasti fermi sulle loro posizioni, ignorando il cambiamento che stava avvenendo.

L’ascesa di Sànchez


Ebbene Pedro Sànchez, ‘dall’alto’ dei suoi 47 anni, si trova a guidare ormai da qualche anno uno dei partiti più antichi d’Europa. Partito che sotto la sua guida ha visto un’innovazione ed un rinnovamento che pochi politici di sinistra o presunti tali sono stati in grado di portare in casa propria.


Mentre la sinistra europea guardava inerme ed incredula il proprio tracollo, il giovane Sànchez capiva l’esigenza del popolo di politiche sociali.
Grazie a queste ha conquistato la fiducia degli elettori, che lo hanno riconfermato Capo del Governo nelle elezioni politiche il 28 aprile.

Infatti nel 2018, Sànchez aveva proposto la mozione di sfiducia per il governo di Mariano Rajoy e, con l’appoggio di Podemos, Izquierda Unida ed i separatisti catalani, aveva giurato da Capo del Governo.
Così Sànchez avvia il suo programma di riforme.
Nel 2019, però, i due partiti catalani non votano la Legge di Bilancio avviando così la crisi di governo che ha portato alla terza tornata elettorale in 4 anni.

Rebus Governo

Sicuramente il segretario del PSOE può dirsi soddisfatto dei 123 seggi su 350 ottenuti grazie al 28,7% dei voti.
Questi, però, non gli garantiscono affatto autonomia di governo e nemmeno una alleanza ‘puramente di sinistra’. Unidos Podemos, ha raggiunto appena l’11,9% e sommando i suoi 35 seggi ai 123 del PSOE non raggiungerebbe la soglia dei 176 seggi ma solo 158.

Accanto a questa impossibilità apparente si registrano i risultati dell’opposizione.
Ciudadanos ha raggiunto il 15,9% (57 seggi), il Partito Popolare ha conseguito il peggior risultato della sua lunga storia con un misero 16,7% e, dato più preoccupante, Vox, un partito ultranazionalista, antislamico ed euroscettico, è arrivato al 10% con 24 seggi.

Queste elezioni lasciano in eredità un rebus di governo.
Probabilmente questo non verrà risolto prima delle elezioni Europee del 26 maggio.
Danno, comunque, la riprova di quanto l’elettorato spagnolo creda nella capacità dei partiti tradizionali di rinnovarsi e proporre ai propri elettori soluzioni ai problemi reali del Paese.

Contro ogni forma di sovranismo.