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La Battaglia di Grande Inverno: Quando il risultato va contro previsioni e numeri

Dal fantasy alla storia: le battaglie e le guerre vinte contro ogni pronostico.

La Battaglia di Grande Inverno

Durante la notte del 28 Aprile scorso, Jon Snow, Daenerys Targaryen e compagni hanno affrontato la battaglia più importante dell’intero mondo del Trono di Spade: Quella dei vivi contro i morti.

L’arrivo del Night King era atteso dall’intero esercito di Grande Inverno da giorni.
L’attesa era carica di ansia, a causa dello straordinario numero che l’armata della morte poteva contare (con l’aggiunta di un drago non-morto).
La vicenda diventa ancora più preoccupante se si ricorda il potere del Night King di poter rianimare i morti, rendendoli soldati del suo schieramento anche nel bel mezzo della battaglia.

Insomma, le previsioni erano tutt’altro che positive.

Infatti, durante la battaglia, migliaia di Dothraki cadono contro l’esercito dei non-morti, Verme Grigio prende l’ardua decisione di sacrificare 8000 immacolati per preservare le mura di Grande Inverno e i non-morti fanno strage all’interno del castello.

Più le perdite dell’armata dei vivi si fanno grandi, più l’esercito dei morti aumenta.

Quando Il Night King si avvicina a Bran con l’intento di ucciderlo, dopo aver superato la resistenza di Jon Snow e Daenerys, sembra tutto finito.
All’improvviso, però, Arya Stark sbuca dietro le sue spalle e riesce ad ucciderlo con un pugnale di acciaio di Valyria.
La morte del Night King spegne anche il resto degli estranei e dei non-morti, decretando la vittoria dei vivi. Contro ogni pronostico!

Battaglia di Azincourt

Gli inglesi non avevano certo pugnali in acciaio di Valyria, ma, nel 1415, anche loro ottennero un’insperata vittoria contro i francesi.

La battaglia si svolge nell’ambito della guerra dei 100 anni.
Vedeva opposti l’esercito francese (dai 35 mila ai 50 mila soldati) e l’esercito inglese (dai 5 mila ai 10 mila soldati).
Nonostante la palese inferiorità numerica la compagine inglese, guidata dal Re Enrico V, riuscì ad ottenere un’importantissima vittoria.

La sconfitta francese è da additare all’ingegnosa tattica militare di Enrico V.
Il re fece disporre l’esercito in maniera lineare di fronte a quello francese, posizionando gli arcieri ai lati.
L’esercito inglese, quindi, avanzò il tanto necessario affinché le frecce riuscissero a colpire i francesi.
I francesi erano disposti, invece, con il classico schieramento avanguardia, corpo centrale, retroguardia.
In questo modo l’avanzata francese provocava sempre più morti nel corpo centrale e gli uomini che riuscivano ad arrivare davanti all’esercito inglese diminuivano sempre di più, con il passare dei minuti.

Guerra Russo-Giapponese

Ad inizio ‘900 il Giappone si presentava già come una minaccia militare per le potenze occidentali.
Per questo i negoziati e le alleanze con questa nuova nascente potenza dovevano svolgersi il più in fretta possibile.
La Russia, nel 1904, non seguì questo consiglio.
I russi rifiutarono, infatti, ogni negoziato con il Giappone per la spartizione della Manciuria, proposta, appunto, dai nipponici.

Il Giappone rispose con un attacco militare alla flotta russa nel Mar Giallo, nel febbraio del 1904, dando così inizio alle ostilità.
All’inizio del 1905, i giapponesi riuscirono a prendere Port Arthur, in seguito ad un assedio durato quasi un anno, e penetrarono, così, in Manciuria.
Le svolte decisive per gli esiti della guerra furono la battaglia di Mukden e l’annientamento della flotta russa nei pressi dell’isola di Tsushima.

Il Giappone vinceva, così, la guerra russo-giapponese del 1905, andando contro ogni previsione e stabilendo un primato inquietante per l’Europa del XX secolo: Per la prima volta un paese asiatico batteva una potenza europea.